La fine del mondo storto
Mate | 21 dicembre 2010
Ci ho messo un bel po’ prima di affrontare un libro di Corona, pensavo fosse uno sfigato, invece è decisamente meglio dell’altro Corona, e un pò peggio della birra.
Il libro parte di quella serie di libri pessimistici, che vedono la fine del mondo assai vicina, direi che ha molti tratti in comune col più celebre LA STRADA di Mc Carthy anche se a differenza del libro dell’autore inglese, questo offre qualche spiraglio per il futuro.
L’idea della fine dell’energia e dell’adeguamento alla nuova vita, quella senza pc, telefonini, televisori e cazzi vari, ci mette nella condizione di tornare indietro di anni, anni in cui gli uomini avevano tempo, rispettavano la natura e vivevano la vita, senza farsi dominare dal lavoro e dalla tecnologia, ma vivevano le loro vite in modo intenso. L’uscita per tutti quindi, anche per la crisi che ci attanaglia è quella di fare una pausa, e un passo indietro in una dimensione diversa, con valori diversi. Alla ricerca dei sentimenti perduti.
Contenuto
Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c’è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell’inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell’uomo… Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.







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