Le rughe
Mate | 24 dicembre 2010
Le rughe dovrebbero indicare soltanto dove sono nati i sorrisi (Mark twain)
Le rughe dovrebbero indicare soltanto dove sono nati i sorrisi (Mark twain)
E’ meglio impiegare la nostra mente a sopportare le sventure che ci capitano, che a prevedere quelle che ci possono capitare.( F.D La Rochefoucauld)

Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia, ma guardati intorno con attenzione (James Thurber)

Ci ho messo un bel po’ prima di affrontare un libro di Corona, pensavo fosse uno sfigato, invece è decisamente meglio dell’altro Corona, e un pò peggio della birra.
Il libro parte di quella serie di libri pessimistici, che vedono la fine del mondo assai vicina, direi che ha molti tratti in comune col più celebre LA STRADA di Mc Carthy anche se a differenza del libro dell’autore inglese, questo offre qualche spiraglio per il futuro.
L’idea della fine dell’energia e dell’adeguamento alla nuova vita, quella senza pc, telefonini, televisori e cazzi vari, ci mette nella condizione di tornare indietro di anni, anni in cui gli uomini avevano tempo, rispettavano la natura e vivevano la vita, senza farsi dominare dal lavoro e dalla tecnologia, ma vivevano le loro vite in modo intenso. L’uscita per tutti quindi, anche per la crisi che ci attanaglia è quella di fare una pausa, e un passo indietro in una dimensione diversa, con valori diversi. Alla ricerca dei sentimenti perduti.
Contenuto
Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c’è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell’inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell’uomo… Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.
- Il primo a dividere l’atomo non è stato Einstein. E’ stato Chuck Norris: l’ha frantumato con un solo calcio rotante.
- Chuck Norris non bagnava il letto da bambino. Il letto si bagnava da solo per la paura.
- Uno studio ha rivelato che le principali cause di morte negli Stati Uniti sono:
1-infarto
2-Chuck Norris
3-cancro
- Al Qaeda ha dichiarato guerra a tutto il mondo occidentale, tranne che a Chuck Norris.
- Al ristorante Chuck Norris ordinò un piatto di verdura. Quando il cameriere glielo portò, Chuck Norris lo uccise a calci rotanti. Nessuno dà del finocchio a Chuck Norris. Nessuno
- Berlusconi può unire la Sicilia all’Italia con un ponte. Chuck Norris può farlo a mani nude.
- Le guardie del corpo di Chuck Norris difendono la gente da Chuck Norris.

MIO NIPOTE MATTEO parla poco, ma quando lo fa, come nel caso di questo libro che mi ha consigliato, raramente dice cazzate, a differenza di suo padre…
I greci antichi, si sa, hanno inventato tutto: la letteratura, il teatro, la filosofia, l’architettura, la poesia, la prosa, la tragedia, la commedia, la farsa. I greci antichi, però, non avevano inventato la letteratura gialla. Ci ha pensato qualche secolo più tardi Petros Markaris a fare entrare il suo paese natale a pieno titolo anche nella tradizione del romanzo poliziesco. In questo suo secondo romanzo “Difesa a zona”, che ha per protagonista il commissario Kostas Charitos come il fortunato precedente “Ultime della notte” (2000), l’ormai consueto scenario di una Atene livida e notturna viene squarciato dai colpi di pistola che pongono fine alla vita di un ricchissimo proprietario di locali notturni, ristoranti alla moda e fallimentari squadre di calcio di serie C. Il delitto ben presto viene collegato con quello scoperto nell’esotico prologo sull’isola di Santorini squassata da una scossa di terremoto che riporta fortuitamente alla luce il cadavere di un arbitro dal tenore di vita sospettosamente elevato. Tra i profumi dei souvlaki e dei giros che si mischiano ai miasmi di una città quasi asfissiata per lo sciopero ad oltranza dei netturbini, lo scenario vacanziero dell’isola che ben presto lascia il posto alle strade paralizzate dal caotico traffico che assedia Platia Omonia e le strade che vi si dipanano, i problemi familiari di Charitos che si sovrappongono e si mischiano a quelli lavorativi, le sfarzose residenze che rimandano alla ricchezza degli armatori della Grecia di ieri costruite sugli scantinati dove sopravvivono i mille diversi immigrati dell’Atene di oggi, il commissario si troverà ben presto a dover giocare, da solo, contro l’abilissima ragnatela messa in campo dai suoi molteplici e multiformi avversari.

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